Il valore aggiunto della psicologia positiva nel lavoro

Il valore aggiunto della psicologia positiva nel lavoro

 

La psicologia positiva, nel lavoro, riconosce l’importanza del contributo che ciascuno porta nel creare buone relazioni e promuovere la felicità in azienda.

Se da un lato il benessere aziendale è un impegno che parte dalla gestione interna, dall’altra è necessario che il singolo individuo coinvolto contribuisca a favorire un clima di lavoro piacevole per tutti.

Ogni persona, infatti, dà il proprio apporto in termini razionali ma soprattutto emotivi, per cui un atteggiamento costruttivo facilita il lavoro di squadra e determina un tempo lavorativo di qualità.

Questa branca della psicologia integra il pensiero positivo all’interno delle attività lavorative, ponendo l’attenzione proprio sull’impatto che ciascuno ha sul benessere in azienda e sulle performance aziendali. In questo articolo, vediamo nel dettaglio cos’è la psicologia positiva e come utilizzarla per essere felici al lavoro.

 

Cos’è la psicologia positiva

La psicologia positiva nasce alla fine degli anni ‘90 per opera di Martin Selingman, eminente psicologo statunitense, che ha studiato l’importanza e il potenziamento delle qualità dell’individuo.

“La Psicologia Positiva può essere definita come lo studio scientifico che permette di comprendere quali sono gli aspetti dell’esperienza umana che rendono la vita degna di essere vissuta” (Selingman, 2000).

Il dott. Selingman è partito dal presupposto che tutte le persone abbiano dei desideri comuni:

- vita appagante;
- volontà di accrescere i propri talenti;
- migliorare le proprie esperienze nei diversi ambiti della vita (amore, lavoro, amici, tempo libero e aspirazioni).

In sostanza, i suoi studi rispondono a queste domande: esiste un livello di felicità stabile che può essere sviluppato in modo duraturo? Se sì, come?

Le sue ricerche scientifiche hanno dimostrato che è fattibile, individuando e coltivando le emozioni positive e le potenzialità individuali nel lavoro, nelle relazioni e nei ruoli sociali.

Ciò significa rinforzare quelle emozioni che alimentano un dialogo interno costruttivo e, di conseguenza, influiscono sui rapporti interpersonali:

 - serenità: data dal senso di stare a proprio agio;
 - orgoglio: piacere per aver raggiunto una meta di valore sociale;
 - gioia: creata dal fare qualcosa che piace;
 - entusiasmo: contrario della routine, riaccende la passione per ciò che si fa;
 - gratitudine: riconoscenza per un beneficio o un sincero favore;
 - stupore: manifestazione della grandezza di ciò che ci circonda;
 - speranza: capacità di trovare qualcosa di buono anche dopo una brutta esperienza.

 

La psicologia positiva per essere felici al lavoro

In qualsiasi ambiente professionale possono esserci momenti in cui diventa complesso mantenere la calma e non farsi travolgere dallo stress e dalle difficoltà.

La psicologia positiva non elimina le emozioni negative, ma predispone alla capacità di affrontare gli avvenimenti senza farsi risucchiare dalla spirale discendente dei pensieri distruttivi.

In ambito professionale, implementare le emozioni positive:

1. rende l’individuo consapevole della propria esperienza lavorativa;
2. fornisce alcuni strumenti per vivere il presente e affrontare in maniera efficace le sfide quotidiane;
3. aiuta a mantenere la calma e il sorriso.

In questo senso, uno dei fattori sui quali concentrarsi è la valutazione del passato, inerente non solo gli avvenimenti lontani nel tempo bensì ogni piccola azione che, in quanto tale, ha delle conseguenze sul modo di pensare sé stessi e di condizionare il clima del gruppo di lavoro.

A prescindere dal ruolo ricoperto in azienda, decidere di essere ottimisti cambia il modo di interpretare ciò che succede intorno, aiuta a gestire le emozioni, contribuendo fortemente a superare eventi di crisi e a rendere il lavoro gradevole.

La propensione all’entusiasmo e alla positività, quindi, si riflette in maniera biunivoca sulle attività lavorative e su tutte le persone coinvolte in essa.

 

Psicologia positiva nel lavoro: alcuni consigli

Trascorrendo molto tempo sul lavoro, soddisfazione personale e professionale sono strettamente correlate e si alimentano a vicenda.

Assieme alle politiche di welfare aziendale, l’impegno e l’interesse personale sono fattori di assoluto rilievo per aiutare a ottenere i migliori risultati e vivere il benessere sul posto di lavoro. Ecco alcuni consigli che aiutano a pensare positivo in azienda:

1. attenzione alla qualità: rendersi conto di fare bene il proprio lavoro ha un effetto diretto sulla motivazione e quindi sull’atteggiamento positivo, ancor più quando si inserisce in un progetto di crescita professionale. Capendo quali sono le proprie abilità e vivendo il lavoro come un mezzo per essere migliori, ciò che facciamo assume un valore, da integrare nella ricerca di una vita vissuta appieno;

2. azioni positive e intraprendenti: soprattutto in un team di lavoro, la presa di responsabilità per le azioni che si compiono privilegia un rapporto di rispetto e stima reciproci, fondamentale per creare buone relazioni e gestire le divergenze di opinione senza arrivare al conflitto;

3. autonomia: la libertà di svolgere il lavoro in maniera personale, senza imposizioni e in armonia con le esigenze aziendali, supporta l’automotivazione e il senso di efficacia nel proprio operato, aumentando l’autostima e l’apporto positivo della persona che si impegna e riconosce l’azienda come un luogo di crescita.

Sentirsi bene nella vita professionale, quindi, implica una presa di coscienza e di responsabilità verso sé stessi e gli altri individui. Questa “scienza dell’ottimismo” stimola ad essere parte attiva del miglioramento del clima lavorativo, riconoscendo che la propria felicità può fare la differenza anche a livello di benessere aziendale.

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Scritto da: Fabiola Giffoni


Consulente per la formazione aziendale tramite analisi fabbisogni, progettazione ed erogazione corsi, amante del canto.


Ultima modifica il Martedì, 18 Settembre 2018